Non c’è sovranità digitale senza il circuito stampato (intervista su AV Elettronica)

31 Agosto 2026
Fabio Puccia Modica AV Elettronica

Articolo da AV Elettronica n.39 di Laura Reggiani

Fabio Puccia Modica, responsabile commerciale di Alba PCB, scuote l’industria europea: «Stiamo investendo miliardi nel silicio, dimenticandoci il corpo che lo sostiene».

Per anni il circuito stampato è rimasto fuori dal dibattito pubblico sull’innovazione. Invisibile, dato per scontato, relegato a voce di costo nei fogli Excel del procurement. Eppure, oggi, nel pieno della corsa europea alla sovranità tecnologica, proprio quel “pezzo di vetronite e rame” rischia di diventare il vero collo di bottiglia dell’elettronica avanzata.
Mentre Bruxelles investe miliardi nei semiconduttori e i grandi Oem parlano di reshoring e resilienza, la filiera dei Pcb continua a vivere in una zona grigia: strategica nei fatti, ignorata nelle politiche industriali. Un paradosso che rischia di vanificare ogni ambizione di autonomia digitale del continente. Ne abbiamo parlato, senza troppi giri di parole, con Fabio Puccia Modica, Chief Commercial Officer di Alba Pcb Group e osservatore privilegiato di un settore che conosce da dentro. Ne esce un’analisi netta, a tratti scomoda, che mette in discussione dogmi consolidati: dal mito del “lowest cost” alla dipendenza asiatica, dal ruolo del procurement fino alla miopia delle istituzioni europee.
Più che un’intervista, una lettera aperta. E una domanda che resta sospesa: si può davvero parlare di sovranità digitale senza controllare l’infrastruttura fisica su cui poggia l’elettronica?

Per anni il Pcb è stato considerato come una commodity. È davvero finita quell’epoca?

Per decenni lo abbiamo trattato come una “commodity”. Una lastra piatta di vetronite, rame e chimica da acquistare al minor prezzo possibile, preferibilmente in un container proveniente dall’Asia. Ma oggi, chiunque sieda ai tavoli dove si decide il futuro dell’elettronica, dai server per l’AI all’automotive di nuova generazione, sa che la musica è cambiata. Il circuito stampato non è più un accessorio. È l’anello critico, l’infrastruttura strategica che abilita il sistema. Eppure, mentre l’Europa si mobilita con l’European Chips Act, sembra aver dimenticato un dettaglio fondamentale: un chip senza un package e senza un Pcb non è un sistema, è solo un inutile pezzo di silicio.

Sta dicendo che l’industria europea sta sbagliando approccio?

Il Pcb è un asset strategico, non un costo unitario. Dobbiamo dircelo chiaramente: la logica del “lowest-cost wins” è morta sotto i colpi della crisi dei semiconduttori e delle tensioni geopolitiche. Il valore si è spostato drasticamente dal costo per unità alla capacità tecnologica e all’affidabilità della supply chain. Oggi la crescita non è più fatta di metri quadrati, ma di densità tecnologica. Parliamo di Hdi (High Density Interconnect), di substrati avanzati, di rigid-flex per reti a 800G. È un mercato “premium”, dove l’Europa, sebbene marginale nei volumi di massa, mantiene ancora un’eccellenza nelle nicchie ad alto valore, come aerospace, difesa, power electronics. Ma per quanto ancora potremo resistere se non invertiamo la rotta politica?

Quanto è pericolosa la dipendenza asiatica di cui tutti parlano, ma che pochi sembrano voler affrontare?

La nostra dipendenza dall’Asia è quasi totale. Non parliamo solo della produzione fisica del circuito, ma della base stessa: il rame, le fibre di vetro, i laminati ad alta velocità. La concentrazione produttiva in Cina, Taiwan, Giappone e Corea crea un rischio geopolitico che nessuna strategia può realmente mitigare. Siamo davanti a un paradosso: l’Europa investe miliardi nel silicio, ma trascura il “corpo” che deve ospitarlo. Se vogliamo davvero parlare di sovranità tecnologica, dobbiamo inserire il Pcb nelle politiche industriali europee. Non è possibile garantire la sovranità europea nel settore dei semiconduttori senza una capacità produttiva europea nel campo dei circuiti stampati.

Il procurement continua però a ragionare solo sul prezzo. Chi dovrebbe cambiare?

Credo sia necessaria una chiamata alle armi per il sourcing strategico. Il procurement deve evolvere. Non possiamo più permetterci di coinvolgere il fornitore di Pcb solo a valle del design. Il modello deve essere quello del Design for Manufacturing integrato, in cui il produttore di Pcb entra nel processo già in fase di progettazione. In questo scenario, la transizione verso un modello di Strategic Redundancy non è più solo un’opzione, ma un imperativo per salvaguardare l’autonomia tecnologica europea di fronte alla concentrazione produttiva in Cina. Diventa quindi essenziale presidiare la filiera attraverso un partner europeo di prossimità per la gestione di prototipazioni e produzioni, integrando al contempo canali qualificati e indipendenti per le tecnologie d’avanguardia.

Se potesse parlare direttamente a Bruxelles, cosa chiederebbe?

Proporrei un Manifesto per l’Elettronica Europea. Se vogliamo preservare il know-how dei nostri ingegneri e la resilienza delle nostre fabbriche, servono azioni concrete, non solo analisi di mercato. Questi sono, a mio avviso, i punti fondamentali:

• estendere il Chips Act alla filiera di Pcb, incentivando gli investimenti in tecnologie HDI e substrati;

• adottare un’energia competitiva, perché le produzioni di Pcb sono energy-intensive e senza costi energetici calmierati, la competizione con i giganti asiatici è già persa in partenza;

• implementare Tax Credit e incentivi per chi investe in automazione e sostenibilità in Europa;

• tutelare i materiali critici e garantire l’accesso a laminati, foil di rame e glass fabric di produzione occidentale.

Per concludere, perché un Oem dovrebbe scegliere l’Europa, oggi, contro ogni logica di costo?

L’Europa non compete sui volumi, ma sulla “fiducia”. Tracciabilità, sicurezza dei dati, protezione della proprietà intellettuale e compliance normativa: questo è il nostro valore aggiunto. È il momento di smettere di guardare il listino prezzi e iniziare a guardare la mappa geopolitica e la roadmap tecnologica. Il Pcb è l’infrastruttura su cui poggia il futuro digitale del continente, ed è ora di trattarlo come tale!

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